Anche l’insegnamento è un lavoro usurante?

Pubblicato mar 4 ottobre 2016 15:43:55

La professione dell’insegnante negli ultimi anni è cambiata, è diventata più complessa. Come tutte le professioni ad alta esposizione relazionale, l’insegnamento affatica emotivamente, in quanto presuppone il “pescare” da se stessi ogni mattina competenze, motivazioni ed emozioni utili a stabilire i migliori contatti tra sé e gli alunni. Insegnare, infatti, non è soltanto un’operazione di accrescimento informativo: alunni e bambini portano con sé la loro storia personale, caratterizzata da curiosità, desiderio e gioia, così come da paure, difficoltà e disadattamento variamente espresso. Situazioni familiari carenti, ambienti sociali degradati, genitori poco presenti e caotici possono incidere profondamente sulla capacità di apprendimento e socializzazione.

Fondamentalmente occorre essere in grado di capire e valutare i differenti contesti da cui si originano i bisogni dei bambini; avere la competenza di affrontarli con le tecniche e le strategie più valide; sapere ciò che occorre fare e spesso non fare, qualora si abbiano in classe alunni con delle difficoltà. È indispensabile possedere una disponibilità non comune all’ascolto, in modo da poter valutare e intervenire adeguatamente, se necessario. Non bisogna poi mai dimenticare di mantenersi sempre autorevoli, senza mostrarsi lassisti e permissivi, a costo di scontrarsi con le famiglie. Gli alunni, specialmente della scuola primaria, usano spesso linguaggi non verbali espressi di solito attraverso il corpo e i sintomi. Quando sono più grandi possono esprimersi attraverso condotte disadattate e disfunzionali. È indispensabile ascoltare, decodificare e capire. La conoscenza è proporzionale alla possibilità di dilatare il contesto del proprio alunno. Nella misura in cui il docente ha l’opportunità e la capacità di operare su più contesti (il bambino, la famiglia, le istituzioni, il territorio), la sua attività educativa produrrà soggetti più sani.
Sempre più spesso i docenti si trovano in situazioni educative complesse e difficili da gestire: fenomeni di bullismo, l’iperattività, la caduta a picco di ogni motivazione e senso di appartenenza, rabbia variamente espressa e chiusura sono situazioni con le quali ogni insegnante deve fare i conti tutte le mattine. Anche se faticoso, conviene attrezzarsi: la posizione minimalista “io insegno e basta” non paga più. È fuori tempo, è fuori ogni logica reale, paradossalmente espone maggiormente il docente allo stress, alla frustrazione e al burn out.

Oltre a conoscere la materia che si insegna e avere passione, autorevolezza e la capacità di affascinare, bisogna saper ascoltare gli alunni, in modo da poter cogliere in tempo i segnali del loro disagio ed essere pronti a fronteggiare un problema o l’esplosione di una crisi. Un buon insegnante deve saper cogliere i fenomeni emergenti del mondo giovanile (le mode, i modi, i linguaggi), avere una certa conoscenza della psicologia dello sviluppo, aggiornandosi spesso sugli ultimi studi. Si tratta di competenze poco tecniche e molto attitudinali da affinare e collaudare attraverso confronti, collaborazioni e formazione di un certo livello: una formazione intesa come sperimentazione di progetti educativi condivisi, interessanti, innovativi ed entusiasmanti in quanto finalizzati alla crescita dell’intera comunità scolastica. Sì, insegnare è proprio faticoso. I tempi sono cambiati; gli alunni, come spesso si dice, non sono più quelli di una volta. Così pure le loro famiglie. Anche alcuni disagi sono diversi o addirittura inediti: si pensi ad esempio alla caduta del senso di appartenenza di molti giovani alle istituzioni (scuola, società e famiglia), che comporta l’accelerazione esponenziale ad alcuni fenomeni quali le dipendenze patologiche. La disponibilità interna, l’empatia, l’autorevolezza non si attivano a colpi di legge o di riforme. Sono qualità preziose che vanno coltivate nel tempo. Con pazienza e caparbietà. Per questo agli insegnanti è richiesta una dose di impegno, fatica e partecipazione emotiva particolarmente alta nel loro lavoro.

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